Frasi sul Tramonto del Piccolo Principe: i passaggi più dolci e poetici

Il quinto pianeta era molto strano. Vi era appena il posto per sistemare un lampione e l’uomo che l’accendeva […]. “È divertente! I giorni da te durano un minuto!” “Non è per nulla divertente”, disse l’uomo. “Lo sai che stiamo parlando da un mese?” “Da un mese?” “Si. Trenta minuti: trenta giorni!. Buona sera”. E riaccese il suo lampione.Il piccolo principe lo guardò e sentì improvvisamente di amare questo uomo che era così fedele alla sua consegna. Si ricordò dei tramonti che lui stesso una volta andava a cercare, spostando la sua sedia. E volle aiutare il suo amico: “Sai… conosco un modo per riposarti quando vorrai…” “Lo vorrei sempre”, disse l’uomo. Perché si può essere nello stesso tempo fedeli`e pigri. E il piccolo principe continuò: “Il tuo pianeta è così piccolo che in tre passi ne puoi fare il giro. Non hai che da camminare abbastanza lentamente per rimanere sempre al sole. Quando vorrai riposarti camminerai e il giorno durerà finché tu vorrai”. “Non mi serve a molto”, disse l’uomo. “Ciò`che desidero soprattutto nella vita è dormire”. “Non hai fortuna”, disse il piccolo principe. “Non ho fortuna”, rispose l’uomo. “Buongiorno”. E spense il suo lampione. Quest’uomo, si disse il piccolo principe, continuando il suo viaggio, quest’uomo sarebbe disprezzato da tutti gli altri, dal re, dal vanitoso, dall’ubriacone, dall’uomo d’affari. Tuttavia è il solo che non mi sembri ridicolo. Forse perché si occupa di altro che non di se stesso. Ebbe un sospiro di rammarico e si disse ancora: questo è il solo di cui avrei potuto farmi un amico. Ma il suo pianeta è veramente troppo piccolo non c’è posto per due… Quello che il piccolo principe non osava confessare a se stesso, era che di questo pianeta benedetto rimpiangeva soprattutto i millequattrocentoquaranta tramonti nelle ventiquattro ore.

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“Sire, su che cosa regnate?” “Su tutto”, rispose il re con grande semplicità. “Su tutto?” Il re con un gesto discreto indicò il suo pianeta, gli altri pianeti, e le stelle. “Su tutto questo?” domandò il piccolo principe. “Su tutto questo…” rispose il re. Perché non era solamente un monarca assoluto, ma era un monarca universale. “E le stelle vi ubbidiscono?” “Certamente”, gli disse il re. “Mi ubbidiscono immediatamente. Non tollero l’indisciplina”. Un tale potere meravigliò il piccolo principe. Se l’avesse avuto lui, avrebbe potuto assistere non a quarantatré , ma a settantadue, o anche a cento, a duecento tramonti nella stessa giornata, senza dover spostare mai la sua sedia! E sentendosi un po’ triste al pensiero del suo piccolo pianeta abbandonato, si azzardò a sollecitare una grazia dal re: “Vorrei tanto vedere un tramonto… Fatemi questo piacere… Ordinate al sole di tramontare…” “Se ordinassi a un generale di volare da un fiore all’altro come una farfalla, o di scriver e una tragedia, o di trasformarsi in un uccello marino; e se il generale non eseguisse l’ordine ricevuto, chi avrebbe torto, lui o io?” “L’avreste voi”, disse con fermezza il piccolo principe. “Esatto. Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare”, continuò il re. “L’autorità riposa, prima di tutto, sulla ragione. Se tu ordini al tuo popolo di andare a gettarsi in mare, farà la rivoluzione. Ho il diritto di esigere l’ubbidienza perché i miei ordini sono ragionevoli”. “E allora il mio tramonto?” ricordò il piccolo principe che non si dimenticava mai di una domanda una volta che l’aveva fatta. “L’avrai, il tuo tramonto, lo esigerò, ma, nella mia sapienza di governo, aspetterò che le condizioni siano favorevoli”. “E quando saranno?” s’informò il piccolo principe. “Ehm! Ehm!” gli rispose il re che intanto consultava un grosso calendario, “Ehm! Ehm! Sarà verso, verso, sarà questa sera verso le sette e quaranta! E vedrai come sarò ubbidito a puntino”. Il piccolo principe sbadigliò. Rimpiangeva il suo tramonto mancato. E poi incominciava ad annoiarsi. “Non ho più niente da fare qui”, disse il re.

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